I trattamenti nell’ambito della Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) consistono in pratiche mediche e di laboratorio che aiutano il processo di fecondazione; sono numerosi e si avvalgono di tecniche differenti, ma per convenzione si riconducono tutti a tre tipologie, distinte in relazione alla complessità della tecnica adottata.

Abbiamo così i trattamenti con tecniche di primo livello, che consistono in una stimolazione ormonale lieve della donna, seguita da inseminazione intrauterina con gli spermatozoi del partner; poi trattamenti con tecniche di secondo livello, la principale delle quali è la cosiddetta fecondazione in vitro (FIVET), ovvero una stimolazione ormonale seguita da un prelievo degli ovuli che vengono poi fecondati in vitro e trasferiti dopo alcuni giorni all’interno dell’utero. Il numero degli embrioni trasferiti è deciso insieme alla coppia e dipende in buona parte dall’età della donna. Le tecniche di terzo livello, infine, sono meno frequentemente utilizzate e necessitano di anestesia generale con intubazione (es. prelievo di gameti dal testicolo o degli ovociti con laparoscopia).

In cosa consistono

Le tecniche di primo livello sono indicate nei casi di sterilità inspiegata, quando cioè non si evidenziano problemi per esempio a carico di tube, utero, o spermatozoi; invece le tecniche di secondo e terzo livello vengono utilizzate principalmente in due tipi di problemi: quando le tube della donna sono chiuse e quando ci sono alterazioni del liquido seminale; in quest’ultimo caso è possibile iniettare lo spermatozoo direttamente all’interno dell’ovulo e ottenere così la gravidanza anche in casi di sterilità da fattore maschile.
Tutte le tecniche di PMA non presentano rischi per la donna, ma un ulteriore fattore di sicurezza dell’intero percorso, perfezionato negli ultimi anni, è costituito dalla diagnosi preimpianto: si tratta di prelevare una delle cellule degli embrioni formati per un’indagine di carattere genetico volta a identificare eventuali anomalie.

La legge 40 del 2004, in materia di PMA, prevede che le tecniche consentite vengano applicate in base al principio di gradualità, ovvero cominciando sempre dalle meno invasive. Quelle attualmente più utilizzate sono le seguenti:

IUI (Inseminazione Intrauterina)

Con questa tecnica di primo livello si procede con una leggera stimolazione ormonale della donna, per poi trasferire gli spermatozoi del partner all’interno dell’utero con un apposito catetere. In caso di sterilità inspiegata o di cattiva qualità del liquido seminale, la IUI accresce la probabilità di concepimento.

FIVET (Fecondazione in Vitro)

Questa diffusa tecnica di secondo livello è volta alla fecondazione in laboratorio degli ovociti prelevati dalla donna con gli spermatozoi del partner. Una volta formato l’embrione, questo viene trasferito nell’utero della donna per procedere con la gravidanza.

La FIVET permette di risolvere le problematiche legate alla sterilità sia da fattore femminile sia maschile.

ICSI (Intra-Cytoplasmic Sperm Injection)

Utilizzata in caso di cattiva qualità del liquido seminale (scarsità o poca mobilità degli spermatozoi), o quando ci sono pochi ovociti disponibili, questa tecnica di secondo livello garantisce percentuali di successo elevate.
La procedura consiste nell’iniettare gli spermatozoi direttamente negli ovociti mediante un ago sottilissimo e con l’aiuto di un microscopio. Tale tecnica può essere ottimizzata se unita alla selezione degli spermatozoi con acido ialuronico (Physiologic ICSI).

IMSI (Intra-Cytoplasmic Morphologically Selected Sperm Injection)

Tecnica di secondo livello analoga alla ICSI, ma in grado di migliorare le possibilità di fecondazione, utilizzata dopo diverse FIVET senza successo. Si effettua l’analisi morfologica degli spermatozoi sotto un potente microscopio, volta a eliminare quelli anomali, poi anche qui gli spermatozoi selezionati vengono iniettati direttamente negli ovociti. Come nella ICSI, anche qui la selezione spermatica con acido ialuronico (Physiologic IMSI) aumenta l’efficacia della tecnica.