Nel febbraio del 2004 è stata approvata in Italia la prima legge per regolamentare la PMA. Si tratta della legge 40, contenente le “Norme in materia di Procreazione Medicalmente Assistita”, ancora in vigore, ma oggi rivoluzionata in diversi suoi punti a seguito di una lunga serie di sentenze interpretative.
L’iter di questa legge è stato difficoltoso sin dall’inizio, a causa della “delicatezza” sociale e culturale della materia trattata, tanto che un anno dopo la sua approvazione è stata persino oggetto di referendum abrogativo, rimasto senza esito per mancato raggiungimento del quorum.
A oggi la situazione legislativa appare senz’altro più chiara, grazie a un’ulteriore sentenza della Corte Costituzionale datata 2014, ribadita poi dal successivo decreto di aggiornamento delle Linee Guida della Legge, pubblicato in Gazzetta Ufficiale a luglio 2015, che al momento rappresenta il riferimento normativo in materia.

I punti delle nuove Linee Guida che contengono le modifiche di maggiore “impatto” riguardano la caduta del divieto di fecondazione eterologa e l’eliminazione del limite di 3 embrioni da creare e trasferire in un unico e contemporaneo impianto, oltre all’inserimento nei servizi minimi assistenziali dell’analisi genetica pre-impianto.

È inoltre consentito fare ricorso alla cosiddetta “doppia eterologa”, cioè di ricevere sia ovociti sia seme nel caso entrambi i membri della coppia siano sterili ma, come ribadito dal Ministero della Salute, non è possibile per i futuri genitori scegliere le caratteristiche fenotipiche del donatore. Prevista inoltre anche la possibilità di “egg sharing” e “sperm sharing”, ovvero che uno dei due componenti della coppia ricevente possa a sua volta essere anche donatore di gameti per altre coppie che accedono alla PMA eterologa. Anche le coppie sierodiscordanti – quelle cioè in cui uno dei due partner è portatore di malattie virali sessualmente trasmissibili per infezioni da HIV, HBV o HCV – possono ora accedere alla PMA, indipendentemente dal fatto che sia la donna o l’uomo a essere colpito dalla patologia.

Le nuove Linee Guida contengono infine la raccomandazione generale relativa “all’attenta valutazione clinica del rapporto rischi-benefici nell’accesso ai trattamenti, con particolare riferimento alle complicanze ostetriche, alle potenziali ricadute neonatologiche e ai potenziali rischi per la salute della donna e del neonato”.

Per approfondire
Le nuove linee guida sulla PMA – Il testo integrale 2015
Il testo originario della legge 40/2004