Le donne italiane fanno meno figli e più tardi rispetto a tutte le altre europee: in media partoriscono il primo figlio a 30 anni. Le ragioni sono perfettamente comprensibili, e derivano da un profondo cambiamento culturale degli ultimi decenni, che hanno visto la donna acquisire un ruolo sempre più importante nel mondo del lavoro, con tempi che si allungano prima di poter assumere la responsabilità genitoriale. Il fattore età è tuttavia cruciale quando si parla di procreazione.

Le cause

Se si pensa che a 30 anni 1/3 delle uova presenti nell’ovaio sono già alterate geneticamente e hanno perso la possibilità di essere fecondate, è facile comprendere come il fattore età e l’invecchiamento genetico siano i peggiori nemici per una coppia che sta cercando una gravidanza.

Le cause di sterilità possono comunque essere di natura differente, ed essere determinate ad esempio da problemi a carico di tube e utero (il più frequente è la pervietà delle tube), irregolarità di ovulazione, problemi inspiegati.

Cosa fare?

La tempestività nell’intervenire diventa a questo punto essenziale: trattandosi di un problema di coppia, si parte con gli accertamenti in parallelo tra uomo e donna.

Si comincia solitamente da un’analisi del liquido seminale, per proseguire con un accertamento della parte morfologica e funzionale della donna: indagini di carattere ormonale (presenza dell’ovulazione, menopausa precoce) e meccanico (valutazione dell’utero, presenza di polipi, fibromi malformazioni e pervietà delle tube).

In caso di problema ovulatorio esistono terapie di stimolazione molto efficienti, ma se esiste invece un problema meccanico a carico di utero o tube, molto spesso è necessario un intervento di Procreazione Medicalmente Assistita.