L’esposizione a particolari condizioni ambientali, in presenza di sostanze inquinanti o altri elementi tossici, ma anche di temperature elevate, può avere effetti negativi sulla fertilità maschile. Il Dott. Umberto Valente, dell’Unità di Andrologia e Medicina della Riproduzione – Azienda Ospedaliera Università di Padova, approfondisce tale correlazione e quali sono i fattori di rischio, spiegandoci inoltre il ruolo del calore, aspetto forse trascurato o minimizzato.

L’esposizione a fattori tossici ambientali e/o legati all’attività lavorativa può rappresentare un rischio per la fertilità maschile. Dottor Valente, quali sono le sostanze più nocive per la fertilità maschile?

L’esposizione all’inquinamento fisico-chimico può avere effetti deleteri sulla spermatogenesi e quindi sulla fertilità maschile. Molti principi attivi e solventi contenuti, ad esempio, nei preparati antiparassitari di uso comune sono ritenuti probabili agenti nocivi per il sistema riproduttivo umano.

Tra gli esempi di infertilità indotta da esposizioni lavorative possiamo citare due pesticidi come il dibromocloropropano (DBCP) e il clordecone. L’esposizione prolungata dei lavoratori durante la produzione o l’applicazione è stata associata a danno severo della spermatogenesi, e il recupero al cessare dell’esposizione non è stato osservato in tutti i casi.

Altro esempio è l’esposizione occupazionale agli eteri del glicole, come l’etilene glicol mono metil etere. Questi sono composti altamente volatili utilizzati come solventi in diversi processi industriali. Numerose evidenze ottenute in laboratorio su animali da esperimento dimostrano effetti negativi sulla spermatogenesi.

Uno dei più noti insetticidi, il DDT, ha un’influenza ben nota. Esso agirebbe mimando l’azione degli estrogeni e quindi inducendo una “femminilizzazione” nello sviluppo del feto di sesso maschile.

Anche se l’impiego del DDT è stato bloccato in Europa e negli USA da circa vent’anni, e non rappresenta più un rischio occupazionale, esso rimane un inquinante di notevole rilevanza perché persiste per decenni nell’ambiente e si accumula nella catena alimentare. A causa dell’accumulo del DDT, milioni di persone, ancora oggi, in tutto il mondo presentano quantità sostanziali di tali prodotti nel tessuto adiposo.

Anche i policlorobifenili, noti spesso con la sigla PCB, sono una classe di composti organici considerati inquinanti persistenti, a causa della stabilità della loro molecola. Le miscele di PCB sono state usate in un’ampia gamma di applicazioni: oli (askarel) utilizzati nella produzione di circuiti e condensatori, lubrificanti, oli da taglio, additivi in vernici, pesticidi, carte copiative, adesivi, sigillanti, ritardanti di fiamma e fissanti per microscopia. Il loro ampio uso commerciale nasceva principalmente dalla loro elevata stabilità chimica. La loro stabilità è tuttavia anche responsabile della loro persistenza nell’ambiente.

Quale sono gli effetti dei campi elettromagnetici e delle radiazioni?

Tra le cause ambientali, negli ultimi anni sono stati segnalati effetti tossici derivanti dall’influenza dell’esposizione a campi elettromagnetici a seguito dell’ampia diffusione di computer e terminali video.

A questo proposito è opinione comune che più che le radiazioni ionizzanti o elettromagnetiche, gli effetti negativi sull’apparato riproduttivo siano imputabili a fattori ergonomici e di stress associati all’impiego di tali sistemi.

Tuttavia, recenti osservazioni hanno dimostrato che proprio i campi elettromagnetici deboli sono in grado di interagire con vari sistemi biologici, riaprendo così il dibattito sull’argomento.

Infatti, un altro fattore di rischio sulla fertilità è rappresentato dalle radiazioni. Le radiazioni ionizzanti possono danneggiare le molecole del DNA, alterare o distruggere i geni ed alterare la forma e il numero dei cromosomi, con conseguente sterilità, infertilità, aumento dell’abortività e delle malformazioni fetali.

La quantità di radiazioni in grado di produrre tali danni è, come tutti gli effetti tossici, dose-dipendente anche se, ad oggi non vi sono dati sicuri su quale sia la soglia in grado di produrre effetti tossici.

Quale ruolo riveste il calore nella riduzione della fertilità maschile?

Spieghiamo innanzi tutto che i testicoli nell’uomo – e nella maggior parte degli animali – sono collocati nello scroto al di fuori dell’addome, dove si trovano ad una temperatura di 2-8°C inferiore rispetto a quella corporea. Inoltre, i testicoli sono dotati di un sistema di vasi che permette di eliminare il calore eccessivo.

Queste caratteristiche assicurano ai testicoli una temperatura controllata che garantisce il normale completamento della spermatogenesi. L’aumento della temperatura scrotale infatti è stato messo in relazione a un peggioramento della qualità spermatica e a una riduzione della fertilità.

L’esposizione dei testicoli al calore, nell’uomo, può essere secondaria a vari fattori come l’esposizione occupazionale, il criptorchidismo (mancata discesa dei testicoli), gli stili di vita, l’abbigliamento, l’attività fisica, il varicocele e l’obesità.

Persino la riduzione di periodi climatici freschi, osservata negli ultimi anni, si pensa possa essere responsabile del declino progressivo della conta spermatica nella specie umana e del conseguente aumento dei tassi infertilità che si riscontra a livello mondiale. Scopri di più sul legame surriscaldamento globale e infertilità

Il tipo di lavoro, come quello molto sedentario può avere un effetto sulla fertilità?

È stato riportato che i soggetti con lavori sedentari, come ad esempio i camionisti e i tassisti, hanno una temperatura scrotale mediamente più elevata e questa è inversamente correlata con la conta spermatica che risulta ridotta fino al 40% del normale.

È stato dimostrato inoltre che uomini con una pregressa storia di criptorchidismo hanno una temperatura scrotale superiore alla media e sono spesso subfertili o infertili. L’abitudine a frequentare le saune è spesso stata messa in relazione ad un elevato stress termico da parte di tutto il corpo compresi i testicoli.

Quindi gli uomini che hanno difficoltà a procreare dovrebbero evitare la sauna?

Un recente lavoro ha valutato la spermatogenesi, gli ormoni, il DNA spermatico e i geni coinvolti nella risposta allo stress termico in soggetti normozoospermici che per la prima volta si esponevano a due sedute di sauna la settimana per 3 mesi.

In questi soggetti si verificava una significativa alterazione di tutti i parametri seminali, della funzione mitocondriale e della compattazione del DNA spermatico. Negli spermatozoi di questi soggetti era possibile riscontrare una significativa attivazione di tutti i geni coinvolti nello shock termico e nei meccanismi di risposta all’ipossia.

Tutte le modificazioni osservate nei soggetti esposti, scomparivano solo dopo sei mesi dalla sospensione delle saune. Quindi sì, i soggetti che già presentano un profilo di rischio fertilità dovrebbero sospendere questa pratica e verificare con il proprio Specialista quando riprenderla.

Ha menzionato l’abbigliamento, in che modo questo influenza la fertilità maschile?

Riguarda sempre il calore e la temperatura. Anche l’abbigliamento e gli indumenti intimi hanno un ruolo importante nella regolazione del calore a livello testicolare. Vari studiosi hanno messo in luce che indumenti intimi stretti, come ad esempio quelli indossati dai ciclisti o dai maratoneti durante l’attività sportiva, hanno una scarsa capacità di disperdere il calore durante lo sforzo fisico.

Basandosi su queste osservazioni, un recente lavoro ha dimostrato una significativa differenza tra i parametri seminali registrati in soggetti che indossavano abitualmente slip o boxer. La raccomandazione è quindi di porre attenzione al tipo di tessuto indossato, alla continua traspirazione affinché non vi sia eccessivo calore protratto per molto tempo.