Il consumo di stupefacenti quali cocaina, marijuana, eroina, anabolizzanti (steroidi androgeni) e le metamfetamine può rappresentare un fattore importante nella valutazione delle cause dell’infertilità maschile. Il Dott. Umberto Valente, esperto di Progestazione.it, Unità di Andrologia e Medicina della Riproduzione – Azienda Ospedaliera Università di Padova, ci spiega le correlazioni e i possibili effetti nocivi sulla fertilità maschile.

Quali sono le correlazioni tra consumo di droghe e fertilità maschile?

Sebbene le evidenze in letteratura siano ancora limitate, ci sono prove del potenziale impatto negativo dell’uso di droghe sulla fertilità maschile.

Prendiamo marijuana: nelle infiorescenze delle piante del genere Cannabis, si riscontrano varie sostanze psicotrope, la principale delle quali è il tetraidroccanabinolo (THC). Gli studi sull’uomo sottolineano di frequente che il THC influisce negativamente sul sistema riproduttivo maschile. Sono state osservate variazioni nell’asse ipotalamo-ipofisi-testicolo, con una diminuzione dei livelli dell’ormone luteinizzante (LH).

Analizzando i livelli di testosterone nei fumatori cronici di marijuana sono stati riscontrati valori significativamente inferiori di testosterone nel plasma rispetto ai controlli, con una riduzione dose-dipendente.

Negli studi condotti da Kolodny è stato osservato in più di un terzo dei fumatori cronici di marijuana un’oligozoospermia, ovvero un ridotto numero di spermatozoi, probabilmente risultante dalla riduzione dei livelli di LH e testosterone.

Inoltre, il THC, essendo solubile nei lipidi, penetra nel tessuto grasso che agisce come un serbatoio, rilasciandolo lentamente nel sangue e permettendone una lunga emivita di 24-36 ore.

Dopo un’esposizione regolare alla cannabis si osserva una diminuzione della concentrazione di spermatozoi. Risulta inoltre che il numero degli spermatozoi è inversamente proporzionale alla quantità di cannabis assunta.

Quali sono gli effetti degli steroidi anabolizzanti sulla sfera sessuale?

Gli steroidi androgeni anabolizzanti (AAS, dall’inglese Androgenic-Anabolic Steroids)

rappresentano una delle numerose categorie farmacologiche la cui azione si estrinseca a livello della fertilità maschile.

Con il termine di AAS si intendono tutti i derivati sintetici del testosterone, sintetizzati in laboratorio per scopi diversi ma frequentemente “abusati” in ambito sportivo al fine di migliorare la performance atletica, facilitando un aumento della forza e della massa muscolare, e contribuendo al contempo a ridurre la massa grassa.

Nell’uomo, l’assunzione di androgeni esogeni, e in particolare di testosterone, induce un feedback negativo sull’asse ipotalamo-ipofisi-testicolo. Questo feedback si manifesta come un ipogonadismo derivante dal mancato stimolo alla produzione delle gonadotropine ipofisarie LH e FSH.

Il mancato stimolo da parte dell’FSH comporta una soppressione della spermatogenesi, il cui ripristino può richiedere tempi persino superiori ai due anni dalla sospensione degli AAS.

È tuttavia possibile che la spermatogenesi non ritorni mai alla normalità; possibili preesistenti condizioni favorenti l’infertilità possono essere concausa di questo mancato ritorno alla norma.

I pazienti che sviluppano ipogonadismo indotto da steroidi manifestano, oltre alle alterazioni della spermatogenesi, condizioni analoghe alle tradizionali forme di carenza androgenica: disturbi della sfera sessuale, con calo della libido e disfunzione erettile, sono frequentemente associati a riduzione della forza muscolare, aumento della massa grassa e minore sopportazione della fatica.