È ormai dimostrato come le malattie della tiroide siano strettamente correlate alla salute riproduttiva della donna e possano determinare difficoltà di concepimento e di impianto dell’ovocita, ma anche aborti spontanei e malformazioni del feto.

Riguardo a questa relazione, è stata recentemente pubblicata sull’Indian Journal of Endocrinology and Metabolism, una approfondita review che ha preso in esame i numerosi articoli ad oggi dedicati al legame tra disturbi della tiroide e sindrome dell’ovaio policistico (PCOS).

Quest’ultima è una patologia endocrina, caratterizzata da ingrossamento delle ovaie e presenza di piccole cisti, che determina riduzione o assenza di ovulazione ed è tra le cause più frequenti di infertilità femminile.

Dalla revisione dei ricercatori indiani emerge che, anche se cause e sviluppo di ipotiroidismo e PCOS sono del tutto differenti, i due disturbi presentano in realtà delle caratteristiche in comune, tra le quali alcune anomalie fisiopatologiche.

Ad esempio, aumento del volume ovarico e presenza di cisti – condizioni tipiche della sindrome dell’ovaio policistico – vengono riscontrate anche nelle donne affette da ipotiroidismo. Questa evidenza rende perciò consigliabile indagare eventuali malfunzionamenti della tiroide prima di diagnosticare la PCOS, così da poter nel caso iniziare tempestivamente la terapia sostitutiva con levotiroxina.

Analizzando la questione da un altro punto di vista, si è inoltre potuto osservare come i disturbi della tiroide siano più comuni nelle donne con PCOS, e come queste ultime abbiano una maggiore probabilità di sviluppare ipotiroidismo e tiroiditi rispetto alla popolazione generale.

Nella review viene infine evidenziato come in entrambe le patologie, si possano presentare alcune problematiche di natura endocrina, quali obesità, insulino-resistenza, autoimmunità e aumento dei livelli di leptina (ormone che regola il bilancio energetico).

Pur essendo chiaro che ovaio policistico e ipotiroidismo sono uniti da uno stretto rapporto, non è tuttavia stato ancora possibile individuare se il meccanismo di collegamento dipenda da fattori di rischio comuni, oppure da un nesso di casualità tra le due malattie.

Fonte: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4287775/