A Milano si è parlato di infertilità, fertilità e PMA, e dell’importanza di usare “parole fertili” per promuovere una cultura della prevenzione, una maggiore consapevolezza ma soprattutto per trasformare la PMA in un percorso più personalizzato e meno artificiale.

La fertilità rappresenta oggi per le coppie un bene preziosissimo da preservare e tutelare ad ogni costo, tanto che l’infertilità, ovvero l’incapacità di ottenere una gravidanza, è stata riconosciuta nel 2013 dalle Nazioni Unite come una vera e propria malattia, per la quale viene sancito il diritto universale ad accedere a cure mirate.

Diventare genitori e procreare rappresenta un momento cruciale nell’esistenza di molti, basti pensare che il 15% degli uomini e il 50% delle donne considerano l’impossibilità di procreare come l’evento più grave della loro vita.

Di fertilità, infertilità, abbandono delle terapie e di come parlare in modo costruttivo e condiviso della ricerca di un figlio si è discusso nel corso di un recente incontro a Milano. In particolare si sono discusse le opportunità oggi a disposizione delle coppie per affrontare la PMA in modo più consapevole e attento alle esigenze della coppia, mettendo l’accento sull’importanza di un approccio personalizzato e specifico. E’ stata inoltre sottolineata la necessità di modificare il modo in cui si parla di infertilità, mettendo al centro la coppia, in un’ottica di salute e attenzione alla persona che includa la donna e l’uomo.

“Infertilità di coppia”: le cifre in Italia

L’infertilità, che secondo i dati del Ministero della Salute riguarda in Italia più di 700.000 coppie, ricorda Alessandro Solipaca, dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane – Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, determina nelle donne un quadro psicologico simile a quello tipico di altre gravi patologie, come ad esempio il cancro. Anche il recente inserimento della procreazione medicalmente assistita nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) ribadisce lo “status” di malattia dell’infertilità, sottolineando la necessità di garantire a tutti la possibilità di avere un figlio.

Questo approccio acquisterà in futuro sempre maggiore rilevanza, se consideriamo che il continuo calo delle nascite in Italia (12.000 in meno nel 2014, rispetto all’anno precedente) sta determinando un progressivo invecchiamento della popolazione.

Ascolta l’intervista con Cristina Cenci, Antropologa curatrice del progetto “Parole Fertili”

“Parole Fertili”: il racconto che aiuta

Infertilità come patologia, dunque, ma molto particolare, secondo Cristina Cenci, antropologa, fondatrice del Center for Digital Health Humanities, curatrice del blog Digital Health, in quanto si diventa pazienti solo nel momento in cui si manifesta il desiderio di avere un figlio. Nascondere questo desiderio, vivendo l’impossibilità di realizzarlo quasi come un tabù o peggio una colpa, aiuta la donna a non apparire “malata”, ma crea un profondo disagio interiore.

Parole Fertili (www.parolefertili.it) è il progetto digitale di storytelling ideato dal Center for Digital Health Humanities, realizzato con il supporto non condizionante di IBSA PMA e di cui Progestazione.it è partner attivo, per offrire uno spazio online per raccontarsi, per condividere il viaggio alla ricerca di un figlio, con tutte le ansie e le paure ad esso legate. Uno spazio narrativo che non va però inteso soltanto al femminile.
“Donare” la propria storia di vita ad altri che stanno vivendo un’esperienza di procreazione difficile è un modo di invitarli a riconoscersi e a ritrovare serenità.

La PMA va naturalmente considerata la risposta ai problemi di infertilità, a patto di viverla come un percorso “naturale” e personalizzato, e non come un’esperienza estranea e umiliante. Parole Fertili serve specialmente a questo, a trasmettere e condividere le sensazioni, le esigenze e le aspettative di ogni coppia, limitando anche l’impatto negativo di eventuali insuccessi.

 Il ruolo dell’uomo nella PMA: una dimensione (ancora) da raccontare

Andrea Salonia, Professore Associato di Urologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele, Divisione di Oncologia Sperimentale/Unità di Urologia/URI-Urological Research Institute, IRCCS Ospedale San Raffaele, avverte che nel percorso di ricerca della gravidanza, il ruolo maschile viene spesso “oscurato” da quello della donna e con conseguenti difficoltà degli uomini a raccontarsi. Ma l’uomo, evidenzia Salonia, è “attore fondamentale nel percorso di PMA” e a sua volta merita un’attenta valutazione diagnostica, di un’eventuale terapia mirata. In molti casi proprio le patologie uro-andrologiche o gli stili di vita scorretti del maschio sono una causa di infertilità della coppia, tuttavia spesso risolvibile con terapie mirate come la supplementazione ormonale.

Cristina Cenci evidenzia infatti come l’uomo sia il “grande assente”, tra le storie di Parole Fertili, “intrappolato in un silenzio che nasce dal rifiuto del fallimento”, ma anche dalla connotazione quasi del tutto femminile del procreare e del diventare genitori.

PMA, un percorso naturale

Rossella Nappi, Professore associato dell’Università degli studi di Pavia e responsabile del Centro di Ricerca per la Procreazione Medicalmente Assistita della Clinica Ostetrica e Ginecologica del San Matteo di Pavia, conferma che la PMA può e deve essere una scelta naturale, ma va effettuata alla fine di un percorso personalizzato che porti prima di tutto a comprendere quali siano i fattori di infertilità.

Il dialogo tra la coppia e lo Specialista è in questo caso fondamentale, per cancellare la diffidenza con cui a volte viene affrontata la procreazione assistita.

Ad esempio l’impiego degli ormoni è spesso visto con “sospetto” dalle pazienti, associato a possibili effetti collaterali nocivi per l’organismo, ma il messaggio da trasmettere è invece che, grazie agli ormoni naturali di nuova generazione, le terapie ormonali, garantiscono ottime percentuali di raggiungimento della gravidanza, a fronte di un’invasività assolutamente limitata.

Come favorire una cultura della protezione della fertilità?

La PMA in Italia

Nel nostro Paese la PMA può contare su strutture professionalmente molto valide che garantiscono ottime percentuali di successo: come osserva Giulia Scaravelli, Ginecologa, Responsabile del Registro Nazionale Procreazione Medicalmente Assistita dell’Istituto Superiore di Sanità e membro dell’Esecutivo del Registro Europeo (EIM), l’accesso alle tecniche e la loro offerta sono migliorate negli anni, tanto che il 2,5 % dei bambini in Italia nascono oggi grazie all’applicazione di tecniche di PMA: 12.720 nel 2014.

Come ha evidenziato Andrea Borini, presidente della Società Italiana di Fertilità e Sterilità, SIFES e MR, a fronte delle innovazioni scientifiche, della sicurezza e dei numeri a favore della procreazione assistita, sembrano attualmente poco logici i limiti imposti dalla politica sanitaria alle prestazioni, in particolare per quanto riguarda il numero di cicli – tre – a cui una coppia può sottoporsi.

Ultimo aggiornamento 05 /10/ 2016